Olivicoltura, Statti: «Puntare su innovazione e qualità per dare nuovo slancio al comparto»

8 Ott , 2026 - News

Olivicoltura, Statti: «Puntare su innovazione e qualità per dare nuovo slancio al comparto»

L’Academy Olivo in Campo, promossa dalla Regione Calabria e da Arsac in collaborazione con L’Informatore Agrario, arriva in una fase particolarmente delicata per il comparto olivicolo. Il settore sta infatti affrontando un quadro internazionale segnato da una forte volatilità, con variazioni significative sia sul piano dei prezzi sia su quello delle produzioni. Un contesto che rende particolarmente importante il confronto tra operatori, imprese e mondo della ricerca.

Le previsioni per la prossima campagna evidenziano una possibile riduzione di circa il 25% della produzione italiana di olio di oliva. A risentirne maggiormente dovrebbe essere il Mezzogiorno, dove alla fisiologica alternanza produttiva si aggiungono gli effetti della siccità e delle difficili condizioni climatiche.

Per valutare il reale quadro dell’offerta nazionale occorre, tuttavia, considerare anche le quantità ancora disponibili della precedente campagna. Secondo i dati dell’Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari (ICQRF), alla fine di luglio le giacenze ammontavano a circa 110 mila tonnellate, comprendendo sia prodotto sfuso sia confezionato. Sommando le scorte alla nuova produzione, la disponibilità complessiva di olio potrebbe quindi attestarsi intorno alle 340 mila tonnellate.

Sul mercato internazionale emergono, invece, segnali di ripresa per alcuni dei principali Paesi produttori. La Spagna dovrebbe raggiungere circa 1,5 milioni di tonnellate, mentre anche la Grecia mostra un recupero. Una situazione diversa si registra per Tunisia e Marocco, per i quali sono attesi quantitativi inferiori. Tra i protagonisti del mercato figura inoltre la Turchia, particolarmente presente nel segmento dell’olio raffinato più che in quello dell’extravergine.

È all’interno di questo scenario che assume particolare significato la scelta della Calabria come sede dell’Academy. La regione rappresenta infatti il secondo territorio italiano per produzione olivicola e possiede un patrimonio che va ben oltre il valore economico della coltura, visto il profondo legame tra oliveti, identità e paesaggio regionale.

A sottolinearlo è Alberto Statti, presidente di Confagricoltura Calabria e componente della Giunta esecutiva nazionale dell’organizzazione, oltre che imprenditore alla guida di una realtà multifunzionale nella quale l’olivicoltura riveste un ruolo centrale.

«Desidero innanzitutto ringraziare l’assessore Gallo per avere scelto di portare in Calabria un’iniziativa di questo livello. In passato eravamo noi imprenditori calabresi a spostarci in altre regioni per partecipare a eventi analoghi, mentre questa volta siamo noi a ospitarli. È un segnale di attenzione importante nei confronti di un comparto che sta attraversando una fase molto complessa, caratterizzata da una crisi di mercato senza precedenti e da costi produttivi diventati estremamente pesanti per le imprese».

Nonostante le difficoltà, secondo Statti, l’atteggiamento degli imprenditori deve rimanere orientato al futuro. «L’olivicoltura continua a essere uno dei pilastri dell’economia agricola calabrese e proprio per questo dobbiamo investire sulle prospettive del settore. Innovazione, ricerca e conoscenza sono strumenti indispensabili per migliorare la competitività delle nostre aziende e consolidare il ruolo dell’olivicoltura regionale».

Un passaggio decisivo riguarda anche il ricambio generazionale. «È fondamentale coinvolgere sempre di più i giovani, che rappresentano una risorsa essenziale per l’agricoltura calabrese. Momenti formativi come l’Academy possono contribuire a mettere a disposizione degli imprenditori le conoscenze necessarie per affrontare le decisioni quotidiane in campo e migliorare le performance delle aziende. Sarà interessante verificare quali indicazioni emergeranno al termine delle due giornate, anche grazie agli approfondimenti curati da L’Informatore Agrario e dai partner scientifici coinvolti».

La scelta dell’azienda Statti per la prima giornata dell’iniziativa risponde a precise esigenze. Da una parte c’è la posizione geografica della struttura, collocata in un punto strategico e facilmente raggiungibile dai produttori provenienti dalle diverse aree della regione; dall’altra, la presenza di un oliveto che consente di accompagnare la formazione teorica con attività e dimostrazioni direttamente sul campo.

«La scelta di Lamezia da parte dell’assessore Gallo permette agli olivicoltori provenienti da tutta la Calabria di raggiungere più agevolmente l’evento. Siamo quindi lieti di avere messo la nostra azienda a disposizione e lo abbiamo fatto con grande entusiasmo. Crediamo che offrire agli imprenditori agricoli un’occasione di formazione e aggiornamento di questo livello sia estremamente importante».

Per Statti, guardare al futuro significa anche riconoscere i progressi compiuti dall’agricoltura calabrese. «La nostra agricoltura ha dimostrato di poter competere sul mercato internazionale. In Calabria esistono eccellenze in numerosi comparti e il livello raggiunto oggi è difficilmente paragonabile a quello di alcuni anni fa».

A cambiare, secondo l’imprenditore, è stata anche la percezione esterna della regione. «Oggi la Calabria viene osservata con occhi diversi. È il risultato anche del lavoro svolto sul piano della comunicazione dalla Regione, dal presidente Occhiuto e dal Dipartimento Agricoltura. Raccontare una Calabria capace di valorizzare le proprie eccellenze e di presentarsi senza complessi sullo scenario nazionale e internazionale rappresenta un elemento molto positivo».

L’ultima riflessione riguarda le trasformazioni determinate dal cambiamento climatico. L’olivicoltura, osserva Statti, costituisce uno dei patrimoni di biodiversità più significativi della Calabria, capace di svilupparsi lungo territori che vanno dalle aree costiere fino alle zone montane. Ma l’aumento delle temperature e la modifica delle condizioni climatiche stanno già producendo conseguenze sulle coltivazioni.

«Stiamo assistendo a un progressivo spostamento delle colture verso quote che in passato non sarebbero state considerate adatte. È un fenomeno che ci obbliga a interrogarci sulle strategie da adottare. Clima e disponibilità di acqua sono due questioni prioritarie, ma le sfide sono numerose. A livello regionale è già in corso un confronto con il mondo scientifico per individuare risposte e soluzioni capaci di accompagnare l’agricoltura calabrese nei cambiamenti che ci aspettano».


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