Il Governo è intervenuto nuovamente per contrastare il caro carburanti con il Decreto Legge n. 42/2026, noto come “Decreto Caro Petrolio bis”. Il provvedimento introduce una serie di misure a sostegno delle imprese, particolarmente colpite dall’aumento dei prezzi energetici e dalle tensioni sui mercati internazionali.
Tra le principali novità figurano agevolazioni fiscali, incentivi agli investimenti e nuove misure per favorire la transizione energetica e l’internazionalizzazione.
Una delle misure più rilevanti riguarda l’estensione del credito d’imposta alle imprese agricole.
Il contributo è pari al 20% delle spese sostenute per carburanti (benzina e gasolio) nel mese di marzo 2026, al netto dell’IVA e documentate da fattura.
Il credito:
• può essere utilizzato in compensazione tramite modello F24 entro il 31 dicembre 2026;
• non è soggetto ai limiti ordinari di utilizzo;
• non concorre alla formazione del reddito né ai fini IRAP;
• non incide sulla deducibilità degli interessi passivi.
L’agevolazione è cumulabile con altri incentivi, nel rispetto dei limiti del costo sostenuto e della normativa europea sugli aiuti di Stato.
Il decreto rafforza anche gli strumenti per sostenere le imprese nei processi di apertura ai mercati esteri.
In particolare, aumenta la quota di cofinanziamento a fondo perduto:
• fino al 20% per le imprese in generale;
• fino al 30% per le PMI.
Per accedere è necessario presentare domanda entro il 31 dicembre 2026. I progetti devono essere orientati alla transizione digitale o ecologica e dimostrare un impatto negativo subito a causa dei rincari energetici o del contesto geopolitico.
Importante novità anche sul fronte del piano Transizione 5.0.
Le imprese che avevano presentato domanda nel 2025 senza ottenere il beneficio per esaurimento delle risorse potranno ora accedere a un credito d’imposta significativamente più elevato.
Grazie a nuovi stanziamenti, l’aliquota sale dal 35% fino all’89,77% dell’importo richiesto.
L’agevolazione riguarda:
• investimenti in beni strumentali;
• spese per la formazione del personale.
Il decreto introduce inoltre nuovi incentivi per le imprese che investono in impianti per l’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili, inclusi i sistemi di accumulo.
Sono ammissibili anche le spese per certificazioni che attestino:
• la riduzione dei consumi energetici;
• il rispetto del principio DNSH (“Do No Significant Harm”).
Il contributo sarà erogato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, sulla base dei dati forniti dal GSE, con modalità che saranno definite da un successivo decreto.
Con il “Decreto Caro Petrolio bis”, il Governo rafforza il pacchetto di interventi già avviati per sostenere le imprese in una fase economica complessa.
L’obiettivo è duplice: da un lato contenere l’impatto dei rincari energetici, dall’altro favorire investimenti strategici in innovazione, sostenibilità e competitività internazionale.
Decreto “Caro Petrolio bis”: tutte le novità per le imprese agricole
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