A che punto è l’innovazione digitale nel comparto agroalimentare italiano? A questa domanda ha risposto la Ricerca 2025 dell’Osservatorio Smart AgriFood, presentata presso l’Aula De Carli del Politecnico di Milano.
I numeri mostrano segnali di ripresa. Il mercato nazionale delle soluzioni tecnologiche per l’agricoltura ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro nel 2025, registrando un incremento del 9% rispetto all’anno precedente, che aveva invece segnato un calo dell’8%.
La crescita degli investimenti, tuttavia, non si traduce in un’espansione significativa delle superfici coltivate con tecniche di agricoltura 4.0. Oggi queste rappresentano il 10% della Superficie Agricola Utilizzata, contro il 9,5% del 2024. Un dato che riflette una concentrazione degli investimenti: il 42% delle aziende che investono in innovazione lo aveva già fatto in passato.
Secondo Luca Brondelli di Brondello, vicepresidente di Confagricoltura e presidente di Enapra, il sistema agricolo italiano non soffre di un ritardo tecnologico in senso stretto, ma di criticità di natura organizzativa e culturale. Tra i principali ostacoli figurano la frammentazione del tessuto produttivo, la carenza di competenze tecniche adeguate, politiche non sempre coordinate e procedure burocratiche complesse per l’accesso agli incentivi.
Nel corso della tavola rotonda dedicata alla presentazione del Rapporto, Brondelli ha indicato le priorità su cui intervenire per ridurre il divario tecnologico del settore primario. Tra queste, il potenziamento delle infrastrutture digitali e fisiche, il rafforzamento della formazione professionale per l’utilizzo efficace delle nuove tecnologie e la promozione di modelli cooperativi capaci di aggregare le imprese e favorire economie di scala.
Il sostegno finanziario agli investimenti, da solo, non è sufficiente. È fondamentale garantire la tracciabilità delle filiere che adottano sistemi di agricoltura 4.0, così da valorizzarne i benefici. Inoltre, la sostenibilità deve essere interpretata in senso ampio, includendo non solo la dimensione ambientale ma anche quella economica.
La Ricerca 2025 evidenzia ulteriori fattori che rallentano la diffusione delle tecnologie digitali: un sistema di incentivi ancora inadeguato, la riduzione della redditività aziendale e la conseguente limitata capacità di investimento. A ciò si aggiunge il bisogno di nuove figure professionali in grado di gestire software avanzati e macchinari intelligenti. La mancanza di formazione alimenta anche le preoccupazioni legate alla gestione dei dati generati ed elaborati dai sistemi basati sull’intelligenza artificiale.
Nonostante le difficoltà, cresce l’interesse verso strumenti digitali per l’ottimizzazione dei processi produttivi e della gestione aziendale. I Farm Management Information System registrano un aumento del 17% rispetto al 2024, mentre i Decision Support System crescono del 26%. Sul fronte delle tecnologie operative, si rilevano investimenti in macchinari connessi (+2%) e in sistemi di controllo e monitoraggio (+3%).
L’attenzione verso l’innovazione è alimentata anche dalle sfide legate al cambiamento climatico e alle fitopatie. A livello globale, le start up agrifood hanno raccolto 11,5 miliardi di dollari nel 2025, con un incremento del 21% su base annua.
Infine, le intenzioni di investimento confermano una tendenza ormai consolidata: il 37% degli agricoltori italiani prevede di puntare su macchinari connessi, mentre il 34% intende adottare sistemi di monitoraggio. Segnali che indicano come la trasformazione digitale del settore agricolo sia avviata, pur tra difficoltà strutturali e necessità di accompagnamento.