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TASSA DI CONCESSIONE REGIONALE PER IL SETTORE AGRITURISTICO
 
CONFAGRICOLTURA CALABRIA ED AGRITURIST CALABRIA DIFFIDANO LA REGIONE CALABRIA
 
Di seguito la lettera di diffida inviata alla Regione Calabria.
 
Numerosi nostri associati, titolari di agriturismo, continuano a segnalarci di aver ricevuto,  da parte del Dipartimento Bilancio e Patrimonio, atti di accertamento e irrogazione di sanzione per il recupero della Tassa di Concessione Regionale di cui alle L.R. n. 1/71 e n. 11/95.
 
Considerato che già con nota del 16 febbraio 2016 , prot. 255 si inviavano le motivazioni per cui la scrivente riteneva infondata tale richiesta.
 
Considerato che la Legge Regionale 31 dicembre 1971 n. 1, all’art. 1, istituisce 4 tipologie di tributi. In nessuna di queste tipologie può essere catalogata l’attività agrituristica.
 
Considerato che legge 11/95, all’art. 1, comma 1,  fa espresso riferimento alla “tariffa” di cui al decreto legislativo 22 giugno 1991 n. 230, in nessuna delle 47 “tariffe” riportate nel D.lgs. viene richiamata la concessione regionale per l’esercizio dell’agriturismo, che, ribadiamo, è attività agricola.
 
Considerato che  più sentenze della Corte Suprema di Cassazione (vedi Cass. 13/04/2007 n. 8851 – vedi Cass. 16685/2015) hanno sancito che “per attività agrituristiche si intendono esclusivamente le attività di ricezione ed ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli di cui all’art. 2135 c.c., attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione e complementarietà rispetto alle attività di coltivazione del fondo.
 
Tenuto conto che l’attività agrituristica, così come normata dalle leggi regionali a voi note, ricade inequivocabilmente nell’ambito della c. d. “attività agricola” a prescindere dalla complementarietà o meno della stessa rispetto alla c. d. “conduzione del fondo”.
Si tratta, quindi, di attività agricola e trova disciplina generale, in primo luogo, nell’art 2135 cc. 
Ciò posto, si evidenzia come l’attività agricola non ricade in alcuna delle previsioni di cui alla legge regionale n. 1 del 1971 posto che, nessuna delle fattispecie che danno legittimazione alla imposizione del tributo prevede l’attività propriamente agricola, quale è quella agrituristica. 
 
Conseguentemente si ribadisce, a nostro avviso, che il recupero dell’imposta in danno delle aziende agrituristiche è frutto di una, quanto mai, illegittima estensione analogica di una debenza tributaria che pone una deroga sostanziale rispetto ai principi generali, in ambito tributario, da ultimo cristallizzati anche nello statuto del contribuente.
 
Ne consegue che essa non può trovare applicazione al di fuori delle ipotesi specificamente e tassativamente indicate dalla normativa di riferimento atteso il divieto non solo di interpretazione analogica a cui sostanzialmente si perverrebbe in caso contrario, ma anche di interpretazione estensiva ex art.14 delle disposizioni preliminari del Cod. Civ. con riferimento alla legge speciale.
 
Come sopra sottolineato, i giudici di legittimità, peraltro, hanno confermato un orientamento già pacifico in giurisprudenza circa la possibilità di “non utilizzo” di una interpretazione analogica o comunque estensiva riferita ad una norma tributaria.
 
Tale divieto, come anticipato, è stato normato dalla legge 212/2000 (statuto del contribuente) che fa espresso divieto di interpretazione ed applicazione analogica della norma tributaria che appare tassativa nella determinazione del tributo e del soggetto passivo 
 
Riteniamo, pertanto, che l’esercizio di recupero dell’imposta così come attuato in danno delle attività agrituristiche, oltre ad essere foriero di oneri non dovuti appare ontologicamente illegittimo e, rispetto questo, si rileva ogni ritenuta azione, anche di interpello al garante del contribuente.
 
Appare superfluo a tal fine rimarcare come la  Cassazione ha definitivamente riconosciuto all’attività agrituristica la natura di attività agricola, riconoscendone anche i relativi benefici fiscali.
 
I sottoscritti, in definitiva, intendono confermare che  tale disposizione, risulta priva delle qualità e delle condizioni richieste dalla legge per essere riconosciuta giuridicamente valida,  poiché l’attività agrituristica è  connessa e complementare all’agricoltura.
 
In ultimo, non per importanza, preme rimarcare che in ambito nazionale solo la Regione Calabria ha  messo in atto tale disposizione e che la richiesta del tributo non risulta essere applicata uniformemente in tutta la Regione.
 
Per i motivi sopra esposti, come più volte denunciato, riteniamo illegittima la richiesta della tassa di Concessione Regionale e, di conseguenza, si diffida  la Regione, e per essa i Dirigenti in indirizzo, all’emissione di tale tributo  riservandoci di procedere per le vie legali, affiancando le aziende agrituristiche nostre assistite nelle azioni legali che vorranno intentare a tutela dei loro interessi.
 
Distinti saluti
 
Lamezia Terme, lì 09/03/2020
 
                 Alberto Statti                                                                               Mariangela Costantino
Presidente Confagricoltura Calabria                                                 Presidente Agriturist Calabria
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COMUNICATO STAMPA

Coronavirus, Statti: «Occorre rispettare le regole della prevenzione»


Appello del presidente di Confagricoltura Calabria agli imprenditori e operatori agricoli per prevenire il diffondersi dell’epidemia

 
LAMEZIA TERME 09.03.2020 - «L’attuale fase emergenziale seguita al diffondersi di casi di Coronavirus nel Paese invita ognuno di noi al rispetto di tutte le regole previste dal Governo».
 
Il presidente di Confagricoltura Calabria, Alberto Statti lancia un appello agli imprenditori agricoli per fronteggiare l’eventuale diffusione del virus anche nella nostra regione. «Stiamo seguendo con la massima attenzione – aggiunge – l’evolversi della situazione e siamo preoccupati per quanto sta accadendo anche in Calabria soprattutto dopo la decisione di molti nostri conterranei che vivono fuori regione di rientrare dalle zone rosse.
 
Una decisione che potrebbe mettere a repentaglio la salute di quanti lavorano e risiedono nella nostra regione». «La nostra maggiore preoccupazione – afferma ancora Statti -  è per la tenuta di un sistema sanitario, quale quello calabrese, che nonostante le eccellenze dei professionisti impegnati in prima linea quotidianamente a garantire la salute ai nostri concittadini potrebbe entrare in difficoltà per un’eventuale esplosione dell’epidemia anche qui.
 
Un timore legato alla circostanza che negli anni, politiche di razionalizzazione della spesa pubblica a favore della sanità locale si sono trasformate in massicci tagli al sistema di assistenza e cura e soprattutto nella chiusura di tanti presidi ospedalieri che potevano offrire maggiore garanzia di servizi ai cittadini». «Credo che ora non sia il tempo delle polemiche strumentali – aggiunge Statti – ma di mettere in campo tutte le energie per prevenire il diffondersi di questa epidemia che metterebbe in ginocchio anche l’economia locale».
 
Da qui l’appello. «Èarrivato il momento – dice Statti – di impegnarci a rispettare le regole sanitarie e comportamentali suggerite dagli specialisti. Ognuno di noi deve fare la sua parte, non sottovalutando assolutamente le conseguenze di ogni singola azione quotidiana».  «Sono convinto – conclude Statti – che con l’impegno massimo anche di tutte le categorie produttive e degli operatori che quotidianamente lavorano per il progresso del settore primario calabrese, si possa uscire da questa vicenda.
 
Alle forze politiche e istituzionali calabresi e nazionali chiediamo il massimo impegno per stare accanto e sostenere il sacrificio che le imprese calabresi stanno sopportando per effetto dell’emergenza Coronavirus anche a queste latitudini».
 
Lamezia Terme 9 marzo 2020
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EMERGENZA COVID-19 - IMPATTO SULL’ECONOMI2020 - A AGRICOLA CALABRESE
 
L’estensione e la rapidità del contagio del Covid-19 (cd. Coronavirus) e le conseguenti misure restrittive e di contenimento sanitario adottate dall’Italia e dagli altri paesi europei ed extraeuropei stanno mettendo a rischio le prospettive del sistema economico a medio termine dell’intera area interessata e di riflesso dell’intero territorio nazionale. La maggiore preoccupazione per Confagricoltura Calabria è per la tenuta del sistema sanitario calabrese, che nonostante le eccellenze dei professionisti impegnati in prima linea quotidianamente a garantire la salute ai nostri concittadini,  potrebbe entrare in difficoltà per un’eventuale esplosione dell’epidemia anche nella nostra regione.
 
Un timore legato alla circostanza che negli anni, politiche di razionalizzazione della spesa pubblica a favore della sanità locale si sono trasformate in massicci tagli al sistema di assistenza e cura e soprattutto nella chiusura di tanti presidi ospedalieri che potevano offrire maggiore garanzia di servizi ai cittadini. Sul versante economico, la Calabria, già duramente provata dalla crisi economica e di mercato delle produzioni agricole più rappresentative della regione, a cui si aggiungono le ricorrenti calamità naturali, vive una situazione di particolare disagio che sta mettendo a rischio la tenuta del tessuto economico e sociale.
 
Per questo serve un importante e razionale piano di interventi che siano a diretto vantaggio di tutta la società civile ed il mondo produttivo, dall’agricoltura al terzo settore. Dobbiamo fare sì che questa crisi possa diventare l’occasione per rilanciare l’Italia e l’Europa in chiave moderna, attraverso l’avvio e lo sviluppo di politiche finalizzate alla digitalizzazione infrastrutturale, la sburocratizzazione e l’ammodernamento dei settori economici e delle amministrazioni, garantendo allo stesso tempo un benessere diffuso dei propri cittadini.
 
A tal fine Confagricoltura Calabria propone una serie di misure straordinarie da adottare, per le quali sono richieste risorse congrue e strumenti incisivi. Si tratta di azioni strategiche di diversa estrazione, di carattere generale e specifico per tutelare e salvaguardare il settore agricolo calabrese dagli impatti negativi della crisi in atto. La crisi sanitaria non deve divenire crisi economica; per Confagricoltura Calabria è necessario, sin da subito, avendo come riferimento il PCDM pubblicato, avviare una cabina di regia  a livello regionale che affronti in maniera coerente e congiunta per tutto il settore agricolo ed agroalimentare l’emergenza coronavirus.
 
AZIONI DI CARATTERE GENERALE
 
·         Avviare un programma di semplificazioni su base triennale per liberare, attrarre e fidelizzare gli investimenti. In particolar modo su fisco e ambiente/energia. Una serie di misure incentivanti utili a garantire il potenziale di investimento necessario alla transizione energetica, e all’economia circolare, in linea con gli obiettivi del prossimo Green Deal e del Piano integrato per l’energia e il clima, che inoltre potrebbero avere ulteriori impatti di carattere economico sul settore agricolo.
·         Garantire Incentivi all’occupazione, non solo giovanile, attraverso una politica di sgravio sui contributi, proseguendo anche sugli obiettivi di riduzione del cuneo fiscale.
·          Avviare un piano di azioni volte ad attrarre, stimolare e rilanciare gli investimenti privati, dando continuità e sistematicità all’impianto agevolativo esistente, attraverso un accurato potenziamento degli incentivi fiscali. E’ auspicabile in tal senso un incremento delle aliquote dei crediti di imposta, consentendo inoltre un tempo congruo per l’utilizzo di tale strumento. L’intervento dovrebbe avere un orizzonte temporale non inferiore a 3 anni e privilegiare obiettivi strategici come sostenibilità e innovazione, nonché riconversione, riqualificazione e riuso di strutture produttive dismesse, anche in un’ottica di risparmio di consumo di suolo.
·         Rilancio dell’immagine della Regione a livello culturale ed enogastronomico per attrarre turisti nazionali ed esteri, facendo leva sul piano di promozione del made in Calabria. Anche il settore turistico e duramente colpito dalle misure restrittive in atto, e si ripercuote in via diretta ed indiretta sull’economia del territorio, soprattutto delle aree interne. Tale fenomeno e visibile non solo nelle aree “zona rossa” ma in tutto il territorio nazionale, da nord a sud. Nella nostra Regione si sta registrando già una drastica diminuzione dei flussi turistici; ciò sta avendo impatto su tutta la filiera, dall’ospitalità alberghiera e agrituristica ai centri culturali fino alla ristorazione e al commercio di prodotti della gastronomia locale. Bisogna lavorare ad un piano di rilancio mettendo in prima linea le eccellenze della nostra Regione.
 
AZIONI DI CARATTERE SPECIFICO PER IL SETTORE AGRICOLO
 
In primo luogo vi è la necessità di mettere in atto da subito una lotta alle pratiche sleali: e necessario procedere ad un vero e proprio enforcement della normativa in vigore per quanto riguarda il contrasto alle pratiche sleali. Purtroppo ad oggi non e stata ancora recepita la nuova direttiva comunitaria ma e comunque possibile:
 -  Implementare l’elenco delle pratiche sleali già definite con l’articolo 62 del decreto legge 1/2012 e dal Dm Mipaaf n. 199 del 19 ottobre 2012;
-   Affidare ad uno o piu soggetti il compito di indagare e sanzionare sulle condotte scorrette; - Prevedere all’uopo adeguate sanzioni;
-   Stabilire una procedura di segnalazione di tali pratiche sleali possibilmente ricorrendo alla tutela della riservatezza ed alla funzione delle organizzazioni di rappresentanza. In una disposizione legislativa di urgenza si potrebbero prevedere tali disposizioni in un certo senso anticipando il recepimento della direttiva comunitaria.
 
Piano di promozione straordinario del Made in Italy/Calabria:
 
il piano di promozione costituisce sicuramente una priorità per il recupero sui mercati esteri della competitività delle nostre imprese e dell’immagine dei prodotti agricoli ed agroalimentari su quei mercati. E’ essenziale che l’utilizzo di tali risorse preveda che esse siano assegnate prioritariamente alle imprese perché realizzino iniziative di promozione sui mercati esteri (partecipazione a fiere, eventi, iniziative B2B, iniziative di comunicazione etc.) per fronteggiare la difficile situazione. E’ altresì essenziale che le procedure di assegnazione delle risorse alle imprese prevedano procedure oltremodo semplificate ed in linea con la contingenza emergenziale che il sistema economico si trova ad affrontare.
 
Anticipazione pagamenti politica agricola comune (PAC)
 
Oltre all’anticipo dei pagamenti diretti, comunque limitato al 50 per cento, è essenziale disporre l’anticipo di tutti i pagamenti della politica agricola comune, compresi quelli relativi allo sviluppo rurale.
 
PROPOSTE IN MATERIA DI LAVORO E PREVIDENZA
 
Per favorire il reclutamento di manodopera da parte delle imprese agricole i cui lavoratori sono impossibilitati ad effettuare la prestazione a causa dell’emergenza sanitaria, sarebbe necessario:
·consentire il ricorso al contratto di prestazione occasionale anche oltre i limiti attualmente previsti dalla normativa vigente, relativi alle tipologie di aziende agricole, categorie di prestatori utilizzabili e valori massimi di compensi (art. 54-bis della legge n. 96/2017, art. 2-bis della legge n.96/2018);
· estendere la possibilità di ricorrere al lavoro occasionale dei familiari, di cui all’art. 74 del d.lgs. n. 276/2003, anche oltre il terzo grado e fino al sesto grado di parentela e affinità;
· semplificare tutte le procedure per l’assunzione dei lavoratori dipendenti stagionali;
· precisare che l’assunzione di lavoratori per sostituire soggetti impossibilitati a prestare lavoro si considera come idonea motivazione per la comunicazione obbligatoria d’assunzione d’urgenza (UNILAV-URG).
 
SGRAVI CONTRIBUTIVI
 
E’ necessario riconoscere sgravi contributivi non solo alle imprese agricole operanti nelle zone colpite dall’emergenza sanitaria, anche in deroga alle previsioni di cui all’art. 8 del d.lgs. n. 102/2004, ma prevederne l’estensione alle imprese agricole di tutto il territorio nazionale.
E’ inoltre opportuno proseguire con determinazione la politica sul cuneo fiscale per la riduzione delle imposte dei dipendenti così da agevolare anche nuove assunzioni.
 
AMMORTIZZATORI SOCIALI
 
E’ necessario che le misure di ammortizzatori sociali in deroga già previste dai provvedimenti del Governo ricomprendano espressamente gli operai agricoli a tempo determinato – che rappresentano oltre l’80% della forza lavoro agricola particolarmente nella nostra Regione – per i quali, come noto, non è prevista alcuna forma di integrazione salariale.
 
DIFFERIMENTO SCADENZE
 
Occorre prevedere una congrua proroga, almeno fino alla fine dell’anno, sia degli adempimenti nei confronti degli enti previdenziali (INPS –INAIL) e sia dei pagamenti contributivi a carico delle imprese agricole. In tale contesto sarebbe utile altresì rinviare, per l’intero territorio nazionale, l’entrata in vigore del nuovo sistema di dichiarazione contributiva mensile all’INPS (Unimens-Posagri) prevista per il primo aprile 2020 (art. 8, legge n. 199/2016, come modificata, da ultimo dalla legge n. 28 febbraio 2020, n. 8)
 
PROPOSTE IN MATERIA DI ACCESSO AL CREDITO
 
Al fine di far fronte alle difficolta delle imprese agricole, è importante prevedere significativi interventi anche sotto il profilo del credito:
•    Una “moratoria” generale da parte anche delle Istituzioni che mettono a disposizione delle imprese strumenti di finanza agevolata. La sospensione del pagamento delle rate e un corrispondente allungamento della durata dei piani di ammortamento potrebbero essere le misure da adottare per sostenere le imprese agricole, da quelle di minori dimensioni a quelle più strutturate.
•    La concessione e l’estensione a “titolo gratuito” delle garanzie ISMEA. Tale concessione e attualmente prevista, nel rispetto di taluni parametri, in favore delle imprese agricole per lo sviluppo di progetti innovativi e per contrastare e prevenire i danni causati dalla fauna selvatica (d.l. fiscale 124/2019). E’ altrettanto importante che l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare intervenga in tal senso anche per quelle imprese colpite, direttamente o indirettamente, dall’emergenza “COVID – 19”.
•    Altrettanto importante è garantire un plafond congruo che possa prevedere l’accesso di un maggior numero di aziende.
•    Liquidità imprese: è necessario prevedere un meccanismo di copertura di tutti i costi degli interessi legati ad ogni forma di indebitamento delle imprese a loro carico, prevedendo inoltre un rinvio delle scadenze e il mantenimento delle attuali disponibilità finanziarie. Eventualmente con un meccanismo di consolidamento delle passività onerose e rinvio a date successive con costi a carico del bilancio pubblico.
 
PROPOSTE IN MATERIA FISCALE
 
Trasformazione 4.0 rappresenta un’opportunità straordinaria per investimenti innovativi da parte di tutta la platea delle imprese agricole, che non accedevano in larghissima parte agli incentivi di Industria 4.0. E’ importante che il MISE, nella riflessione di un’estensione della fruizione del credito d’imposta, valuti l’opportunità di rendere il credito fruibile fino ad esaurimento, anche dunque oltre i cinque anni previsti. Sempre in tema di credito d’imposta, si suggerisce che l’idea di concederlo alle imprese che subiscono un calo del fatturato in conseguenza dell’emergenza, sia estesa a tutto il territorio nazionale, dal momento che la crisi ha, ed avrà, effetti crescenti su tutte le imprese. Va inoltre valutata la cancellazione per il 2020, e non la mera sospensione, degli obblighi tributari delle imprese agricole.
 
Date le ripercussioni sull’economia del paese, e della nostra Regione in particolare, sarebbe necessario la sospensione delle imposte a tutte le imprese almeno fino al 31/12/2020.
 
Confagricoltura 4 marzo 2020
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COMUNICATO STAMPA
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Roma, 5 marzo 2020
 
 
CORONAVIRUS: LE PROPOSTE DI CONFAGRICOLTURA PER SCONGIURARE IL BLOCCO DELL’ATTIVITA’ DELLE IMPRESE
 
Scongiurare il blocco dell’attività delle imprese per difficoltà dovute alla carenza di manodopera, interruzione delle consegne e dei rifornimenti. E’ questo il problema più urgente da affrontare e risolvere sul piano economico.
E’ la posizione espressa dal presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, nel corso dell’incontro di ieri sera, a Palazzo Chigi, con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte.
Giansanti ha proposto una serie di misure in grado di sostenere la nell’immediato la continuità del processo produttivo, assicurando anche alle imprese la necessaria liquidità.
In primo piano le misure relative al lavoro. Per favorire il reclutamento di manodopera da parte delle aziende agricole i cui addetti sono impossibilitati ad effettuare la prestazione per l’emergenza sanitaria, per Confagricoltura sarebbe necessario consentire il ricorso al contratto di prestazione occasionale anche oltre i limiti attualmente previsti dall’attuale normativa; semplificare tutte le procedure per l’assunzione dei lavoratori dipendenti stagionali, oltre a riconoscere sgravi contributivi alle imprese agricole operanti nelle zone rosse e prevedere una proroga, almeno fino alla fine dell’anno, sia degli adempimenti nei confronti degli enti previdenziali, sia dei pagamenti contributivi a carico delle aziende agricole.
Occorre poi proseguire con determinazione sulla strada della riduzione del cuneo fiscale, liberando risorse per sostenere il fronte della domanda e incentivare l’occupazione.
Sotto il profilo del credito, Confagricoltura ha proposto una “moratoria” generale da parte anche delle istituzioni che mettono a disposizione delle imprese strumenti di finanza agevolata, nonché la concessione e l’estensione a “titolo gratuito” delle garanzie ISMEA.
Per quanto riguarda la PAC, Confagricoltura ha chiesto che sia disposto l’anticipo di tutti i pagamenti.
E’ inoltre indispensabile rilanciare il sistema Paese facendo leva sulla promozione del Made in Italy, lavorando a un piano di rilancio, mettendo in prima linea le eccellenze del nostro Paese, tenuto conto delle pesantissime ricadute dell’emergenza sul settore turistico ed enogastronomico in tutta Italia.
E’ necessario poi rafforzare le iniziative politiche e diplomatiche messe in atto dal Governo per rimuovere qualsiasi impedimento, assolutamente immotivato, all’export del Made in Italy agroalimentare.
“La crisi che il Paese sta attraversando è pesante – ha sottolineato Giansanti - ma possiamo e dobbiamo uscirne più forti grazie all’impegno e allo sforzo collettivo auspicato dal presidente del Consiglio. Ecco perché abbiamo proposto un piano di investimenti pubblici con procedure straordinarie per la realizzazione, ai fini della modernizzazione delle infrastrutture, a partire dai trasporti. Il risultato sarebbe duplice: sostegno rapido al ciclo economico e all’occupazione e, in prospettiva, rilancio competitivo del sistema Paese”.
In quest’ottica, andrebbero anche sostenuti gli investimenti a livello di impresa. Trasformazione 4.0 rappresenta un’opportunità straordinaria per investimenti innovativi da parte di tutta la platea delle imprese agricole, che non accedevano in larghissima parte agli incentivi di Industria 4.0. E’ importante che il MISE valuti l’opportunità di rendere il credito fruibile fino ad esaurimento, anche dunque oltre i cinque anni previsti.
Sempre in tema di credito d’imposta, si suggerisce che l’idea di concederlo alle imprese che subiscono un calo del fatturato in conseguenza dell’emergenza sia estesa a tutto il territorio nazionale, dal momento che la crisi ha effetti crescenti su tutte le aziende.
Va inoltre valutata la cancellazione per il 2020, e non la mera sospensione, degli obblighi tributari delle imprese in zona rossa, affinché sia davvero di ristoro per chi opera in quelle aree.
Confagricoltura ha infine invitato a valutare l’abrogazione di Plastic Tax e Sugar Tax al fine di sostenere e far riprendere agevolmente i processi commerciali direttamente imputabili alle filiere produttive a valle.

Roma 5.3.2020

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PROCLAMATO LO STATO DI AGITAZIONE DEL COMPARTO OLIVICOLO

MANIFESTAZIONE DI PROTESTA PROMOSSA DA AGRINSIEME CALABRIA A LAMEZIA TERME IL 4 DICEMBRE PROSSIMO

 
La pesante crisi che attanaglia il settore agricolo ed in particolare il comparto olivicolo da diversi anni, sta generando notevole confusione e disorientamento tra gli imprenditori agricoli calabresi.
A ciò si aggiungono i recenti eventi alluvionali che hanno causato in molte aree della nostra regione notevoli danni, con pesanti ripercussioni economiche per gli operatori del settore primario.
Questa pesante situazione di incertezza riguarda anche il nostro settore olivicolo che, come è noto, genera forti interessi nell’economia regionale, con significativi riflessi di carattere economico, sociale ed occupazionale.
La nostra Regione vanta un’antica tradizione olivicola che negli ultimi anni ha registrato una preoccupante stasi; ciò nonostante esistono importanti e notevoli potenzialità che è necessario cogliere e saper governare.
E proprio la difesa dell’olivicoltura calabrese rappresenta l’obiettivo dell’importante manifestazione regionale promossa da Agrinsieme Calabria, che si terrà il prossimo 4 dicembre a Lamezia Terme - Loc. S. Eufemia - P.zza Italia.
Agrinsieme è costantemente impegnata nell’elaborazione delle linee di sviluppo dell’olivicoltura e delle politiche più idonee per migliorare il settore, supportando le iniziative delle nostre istituzioni a livello comunitario, nazionale e regionale.
La posizione espressa da Agrinsieme in tutte le sedi di concertazione è stata chiara ed univoca: operiamo in difesa della produzione e degli imprenditori agricoli.
Nonostante rappresenti il pilastro principale dell’economia agricola calabrese, l’olivicoltura versa in una situazione delicatissima, in quanto le imprese trovano sempre più difficoltà a produrre reddito ed occupazione.
Ciò è dovuto principalmente ai costi di produzione che sono elevatissimi, a partire da quello del lavoro, al costo del denaro, al costo dei carburanti. Sono fattori questi che rendono le nostre produzioni poco competitive.
L’obiettivo che si prefigge Agrinsieme è di perseguire il rilancio della filiera olivicola, attraverso misure di ammodernamento delle imprese agricole, puntando nel contempo al miglioramento della qualità delle nostre produzioni ed allo stesso tempo promuovere lo sviluppo dello stoccaggio collettivo e/o aggregato dell’olio.
Nello stesso tempo vi è l’esigenza di rafforzare il programma di promozione e di valorizzazione dell’olio calabrese, al fine di rilanciare e consolidare la nostra produzione olivicola, recuperando nuovi spazi di mercato.
Significativo è il fatto che le imprese olivicole calabresi mietono costantemente importanti riconoscimenti in tutte le manifestazioni nazionali ed internazionali; ciò a dimostrazione che si sta lavorando sulla qualità con ottimi risultati.
Gli imprenditori olivicoli chiedono, pertanto, maggiore e qualificata attenzione da parte delle istituzioni pubbliche, nazionali e regionali, con l’avvio di politiche economiche efficaci, che puntino sullo sviluppo degli assetti strategici dell’olivicoltura calabrese, in modo da incidere profondamente sui fattori della competitività delle imprese e per poter operare in un clima economico favorevole.

 

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La riforma della PAC per il “post 2020”

 

In vista dell’insediamento della Commissione europea nella sua nuova composizione, che fra i provvedimenti più urgenti dovrà varare quelli relativi alla nuova riforma della Politica Agricola Comune (PAC) per gli anni 2021/2027, riteniamo utile riassumere gli orientamenti e le proposte formulate dalla Commissione uscente da cui la Commissione entrante non dovrebbe discostarsi.

Infatti, la Commissione europea, tra maggio e giugno dello scorso anno, ha presentato le sue proposte per:

·    Il futuro del bilancio UE con l’ipotesi di Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 che definisce le risorse per le politiche europee negli anni successivi al 2020;

·    Le modifiche alle misure della Politica Agricola Comune che si applicherebbero secondo le proposte a partire dal 2021 innovando completamente il quadro delle regole di pagamenti diretti, sviluppo rurale e misure di mercato.

In sintesi le proposte della Commissione prevedono un aumento del bilancio comunitario complessivo ma una riduzione delle risorse per la rubrica “risorse naturali” che è composta quasi esclusivamente delle risorse per la PAC.

    I minori stanziamenti toccano sia la dotazione della spesa agricola nel suo complesso sia le dotazioni dei singoli    Paesi compresa l’Italia, che subirebbe un taglio di quasi 400 milioni di euro per anno e di 2,8 miliardi di euro nei sette anni e di conseguenza un margine finanziario per l’attuazione delle varie misure sicuramente ridotto.

Per quanto riguarda invece il futuro della PAC in senso stretto si prevede:

1.      Una ridistribuzione delle risorse dei pagamenti diretti a favore dei Paesi con un importo medio per ettaro inferiore alla media (“convergenza esterna”) e finanziato da tutti i Paesi;

2.      Una limitazione dei pagamenti diretti a favore delle imprese di maggiore dimensione con un tetto massimo agli stessi pagamenti diretti (pagamenti degressivi e capping o plafonamento);

3.      Una fondamentale innovazione in termini di programmazione degli interventi che dovrà essere condensato in un solo “piano nazionale strategico della PAC” nell’ambito del quale dovranno essere definiti tutti gli interventi in una logica di interventi “basati sui risultati”;

4.      Una maggiore ambizione ambientale della PAC, nella misura in cui gli agricoltori dal 2021 dovrebbero assumere maggiori impegni di natura ambientale, climatica nonché a favore della biodiversità.

Dopo il rinnovo istituzionale di quest’anno che ha interessato il Parlamento europeo e la Commissione europea, in fase di insediamento, si sta per rientrare nel vivo dei due negoziati.

Risorse per la PAC nel periodo 2021-2027

Il negoziato sul Quadro Finanziario Pluriennale 2021-2027 influenzerà indubbiamente la riforma della PAC per il “post 2020”. Le risorse allocate alla rubrica agricola infatti potrebbero risultare inferiori a quelle attuali. Infatti, sta emergendo una certa tendenza, guidata dalla Francia, per aumentare le risorse destinate alla rubrica agricola con una possibile riduzione di quelle destinate alle altre rubriche ed in particolare ai Fondi di Coesione che per l’Italia, nella proposta della Commissione, erano previste in aumento. In questo scenario verrebbe anche confermata la “convergenza esterna” che in pratica determinerebbe uno spostamento di risorse a favore dei Paesi che hanno un pagamento medio per ettaro inferiore alla media comunitaria. Con una differenza sostanziale rispetto alle proposte della Commissione: in pratica potrebbe essere possibile un peggioramento della posizione relativa dell’Italia; questo perché si passerebbe da una convergenza esterna finanziata da un contributo di tutti i Paesi ad una contribuzione a carico solo dei Paesi con pagamento medio per ettaro superiore alla media, tra cui l’Italia.

In sostanza, si sta rischiando che il negoziato si sposti verso un aumento della rubrica agricola in termini assoluti ma con:

una riduzione delle assegnazioni dei pagamenti diretti per l’agricoltura italiana che contribuirebbe di più alla “convergenza esterna”;

un taglio ai fondi di coesione assegnati all’Italia che pur erano previsti in aumento dalla proposta della Commissione.

Appare evidente che in questo scenario la posizione dell’Italia dovrebbe essere orientata a:

-     evitare che l’aumento delle risorse agricole si sposi ad una modifica del meccanismo di contribuzione della convergenza esterna che penalizzi il nostro Paese;

-     prevedere che una parte delle maggiori risorse a valere dei fondi di coesione possa essere utilizzato per compensare il forte taglio previsto per lo sviluppo rurale.

Per quanto riguarda la tempistica di approvazione del Quadro Finanziario Pluriennale 2021-27, complice le difficili evoluzioni della Brexit, sembra ormai difficile che si raggiunga un’intesa ancorché di massima entro l’anno come originariamente ipotizzato. Piuttosto è verosimile una intesa entro i primissimi mesi del 2020. Oltre che sulla questione delle risorse finanziarie, il dibattito si sta incentrando sulla tempistica di approvazione dei tre regolamenti di riforma della PAC (regolamento sui piani strategici; regolamento “finanziario” e regolamento “OCM”).

La proposta della Commissione prevede che la nuova normativa si applichi a partire dal primo gennaio 2021; è però ormai evidente che i ritardi accumulati non consentiranno di rispettare tale scadenza ed il tutto potrebbe differito di un anno, cioè a partire dal primo gennaio 2022. Da qui a tutto il 2021 sarebbe così possibile approvare i tre regolamenti di base: approvare i relativi regolamenti “delegati” e  “di esecuzione”; definire da parte degli Stati membri i Piani Strategici Nazionali e farli approvare dalla Commissione europea. Se questa tempistica venisse rispettata il 2021 costituirebbe di fatto un anno supplementare della attuale programmazione in cui rimarrebbero valide le attuali regole della PAC mentre dal 2022 si avvierebbe la nuova fase di programmazione.

I punti chiave del negoziato che porterà alla riforma della PAC per il “post 2020” saranno:

- Pagamenti diretti: titoli disaccoppiati o pagamenti per ettaro;

- Pagamenti diretti obbligatori e non. Limiti di applicazione;

- Misure ambientali: vincoli ed incentivi;

- Degressività e capping;

- Incentivi settoriali (OCM);

- Programmazione e New Delivery Model (“piano strategico nazionale”).

Questi temi, fondamentali per il futuro della nostra agricoltura, saranno approfonditi nelle prossime nostre comunicazioni e saranno oggetto di una serie di incontri che la nostra Unione ha in programma di realizzare sul territorio per informare in modo compiuto i propri associati. 

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